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Ma che ci spiegano le seconde squadre in Serie C?

Ormai siamo alla fine dell’anno, al temine del girone di andata del Campionato di Serie C e, dunque, ci permettiamo, mi permetto, nel disquisire su certi temi che riguardano la terza serie del calcio italiano, un campionato che francamente non riesco a capire, concepire.

Mi riferisco alla partecipazione delle seconde squadre di Serie A al Campionato di Terza Serie.

Una scelta, quella decisa dai vertici della Federazione, che oggi, come ieri, lascia veramente basiti. Precisiamo subito che fin da subito eravamo contrari alla partecipazione al torneo delle seconde squadre della massima serie, un modo decisamente meschino per “parcheggiare” eventuali, possibili giocatori di prospettiva in altri palcoscenici a portata di mano.

Ma per questo, scusate la franchezza e la cultura calcistica generale e sempre in costante evoluzione, ci sono, ci sarebbero: le squadre primavera, le giovanili ecc.

Perche, dunque, “occupare a suon di soldoni fruscianti” due posti, almeno per il momento (Juventus e Atalanta) che potrebbero essere a disposizione di realta’ minori che, proprio a causa di questi inserimenti inimmaginabili fino a qualche anno fa, hanno ridotto il numero delle ipotetiche scuadre che ambiscono al professionismo?

Certo, il mondo del calcio e’ drasticamente cambiato. Di soldi ne girano decisamente pochini. Basta guardarsi intorno, senza girare la testa altrove e levandosi le fette di prosciutto dagli occhi.

Facciamo subito qualche esempio lampante.


La piazza di Livorno da quando la gestione del Porto marittimo commerciale e’ passato sotto il controllo altrui, la squadra di calcio, come quelle del basket sono sprofondate nei baratri del dilattentismo, se non peggio.

A Siena, dopo anni di calcio di Serie A e con il basket ai massimi livelli anche europei, adesso si fatica ad emergere. Il Siena calcio milita in Serie D e il basket, che adesso si chiama Mens Sana Basketball s.s.d.a.r.l., milita in Serie C.

Restano veramente poche ed inutili le giustificazioni di evidenti, palesi tracolli sportivi conseguenti solo ed esclusivamente alle vicende societarie altrui, o meglio: i tracolli delle aziende satellite.

Il calcio, cari amici, ormai, e’ questo. Dalle stelle alle stalle e’ un attimo.

Abbiamo voluto raccontare certe dinamiche, con la speranza che anche i piu’ ottusi riescano a capire che chi acquista un club di calcio o altro non lo fara’ mai senza un rendiconto. E se la nave “maestra” naviga in acque calme sara’ successo per tutti, se, invece, affonda, si portera’ dietro tutto l’equipaggio, anche quello rimasto a terra, in porto….

Ma andiamo avanti. Le seconde squadre in Serie C non sono di nostro gradimento, punto. Non ci spiegano una beata mazza in Serie C!

Codeste squadre, se cosi’ possiamo definirle, secondo regolamento non possono salire di categoria e non possono retrocedere. Ma allora; fateci capire: cosa ci spiegano tra noi plebagliume della Terza Serie del Calcio italiano?

Questione di tasse? Agevolazioni? L’obbiettivo di codesti club e’ quello di mantenere tutto “in famiglia”?

Lo scopo e’ forse parcheggiare giocatori comprati in mezzo Mondo, facendogli il “rodaggio al maneggio” con la speranza di trovare qualche campioncino evitando di sborsare stipendi per mandare giocatori in prestito altrove?

Una situazione che non ci piace per niente. Una via di mezzo che non serve a nessuno, se non ai “tromboni” dirigenti del calcio italiano, che pur di accontentare le richieste dei grandi club sarebbero disposti anche a distruggere integralmente la Terza serie del calcio italiano.

Buttiamo li due numeri.

Media spettatori della Juventus N.G. dopo 19 gare: Ultimo posto con un totale di 761 spettatori, ovvero 85 spettatori a partita.

Piu’ accettabile la linea dell’Atalanta U 23, che dopo 19 gare segna 557 spettatori di media, con 4.459 spettatori totali.

Adesso, in attesa della fine del torneo a chi tocchera’?: alla Roma? al Milan? al Torino? alla Lazio?

Ma andiamo oltre. La scelta delle seconde squadre in Serie C e’ stata copiata dalla Federazione italiana guardando i campionati spagnoli dove, a distanza di qualche decennio, tutto sta andando in vacca!

In Spagna le seconde squadre delle big, che negli anni Ottanta e Novanta arrivarono diverse volte a vincere il campionato – ma ovviamente non potevano accedere alla Liga B, visto che il regolamento non lo permette e non permette nemmeno la retrocessione – iniziano a segnare il passo. Hanno stufato i tifosi, gli appassionati.

Citando il quotidiano spagnolo El País, riportiamo la crisi delle seconde squadre in maniera chiara e lapidaria: “Le squadre B di Barça e Madrid sono finite in testa per tre stagioni consecutive di Segunda Divivión (1983, 84 e 85), e pochi anni prima (1980) il Castilla aveva disputato la finale di Copa del Rey e si era qualificato alla Coppa delle Coppe. La differenza rispetto a oggi sta nel modo in cui si fa mercato, nei cambiamenti imposti dalla sentenza Bosman del 1995.

A chiamare in causa la Bosman, che viene sempre fuori ogni volta che si parla delle trasformazioni subite dal calcio, spesso anche a sproposito, è stato Miguel Pardeza, 58enne calciatore cresciuto nel Real Madrid con una lunga militanza nel Castila, poi direttore sportivo del Real tra il 2008 e il 2014:

“Quello che è successo con Bosman ha stravolto il concetto stesso di seconde squadre: prima in Liga c’era molto spazio per i giocatori spagnoli, poi sono arrivati tantissimi stranieri e quindi i calciatori locali hanno perso quel tipo di centralità.

L’unica via d’uscita era scendere di categoria, e quindi i giovani hanno dovuto retrocedere a loro volta, visto l’aumento complessivo della competitività”.

Non è solo una questione di giovani e di sviluppo del talento, ma c’e altro: Pedraza spiega che “ai miei tempi nelle filiali militavano giocatori di una certa età, non solo giovanissimi come adesso.

Il turnover era più lento, occorreva trascorrere diversi anni nelle serie inferiori prima di poter giocare in Liga. Ora invece i calciatori non vogliono continuare a giocare nelle squadre B se possono passare al calcio che conta”.

La conseguenza è che le seconde squadre di oggi hanno una configurazione diversa, è come se fossero la “rappresentativa senior delle giovanili”, e questo le rende inevitabilmente meno forti rispetto agli avversari, a rose costruite per centrare la promozione in Seconda Serie, la nostra Serie B.

Paco Herrera, il terzo allenatore con più panchine in Segunda División (362), conferma questa sensazione:

“Le squadre B iniziano la stagione con dei ragazzi che sicuramente non sono ancora pronti per la promozione.

A fine anno, questi stessi ragazzi sono maturati e potrebbero lottare davvero per salire di categoria, se non fosse che il club decide di inserirli in prima squadra o di cederli, che sia in prestito o a titolo definitivo.

In passato si puntava solo sulla rosa della prima squadra, e, se aveva bisogno di rinforzi, poteva rivolgersi solo al mercato o ai prestiti dati ad altre squadre ad inizio stagione, i famosi “parcheggi”.

Il progetto spagnolo delle seconde squadre e’ miseramente fallito, con le squadre filiali non funzionano più come una volta. Ed è così perché, semplicemente, non possono farlo. Se questo è un bene o un male, sarà il tempo a dirlo.

Intanto, in Italia si persevera nella direzione sbagliata, quando e’ evidente e comprovato che la strada intrapresa e’ quella sbagliata.

Contenti voi…..

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Pubblicato da il Dic 24 2023. Inserito nella categoria L'Angolo del Tez. Puoi seguire le relative risposte tramite RSS 2.0. You can skip to the end and leave a response. Pinging is currently not allowed.

1 Commento per “Ma che ci spiegano le seconde squadre in Serie C?”

  1. Toglietemi tutto ma non il mio Gucher…(almeno così riportato su un altro sito)…

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